VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO VITICOLO DELL SICILIA

“Identità e ricchezza
del Vigneto Sicilia”

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La biodiversità della vite come
risorsa culturale

La diversità biologica della vite coltivata, risultato di migliaia di anni di selezione e determinata dalle mutazioni, dalla ricombinazione genica e dall’effetto delle pressioni selettive operate dal clima e dall’uomo, è un’eredità che la natura ed i nostri antenati ci hanno lasciato e che non può essere ricreata in laboratorio: una volta distrutto questo capitale non potrà essere ricostituito e sarà perso per sempre”. Da questa consapevolezza ha preso le mosse il Progetto di Valorizzazione dei Vitigni Autoctoni Siciliani, così come racconta Attilio Scienza, nella presentazione del libro “Identità e ricchezza del Vigneto Sicilia” che ne raccoglie i risultati.
Una ricerca di grandissima portata finalizzata al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio ampelografico dell’Isola realizzata dall’Assessorato Agricoltura e Foreste della Regione Sicilia in collaborazione con diverse istituzioni scientifiche.
“Quando nel 2003 l’Assessorato all’ Agricoltura della Regione Sicilia affidò alle Università di Palermo e di Milano e all’Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale di Roma il coordinamento scientifico e il monitoraggio delle azioni operative del Progetto di selezione clonale e di recupero dei vitigni antichi dell’Isola – racconta ancora Scienza, che è stato uno degli attori della ricerca – pochi avrebbero scommesso che nel giro di qualche mese si sarebbe riusciti a identificare e caratterizzare fenotipicamente qualche migliaio di presunti cloni dei principali vitigni in coltura e circa una cinquantina di varietà delle quali fino sarebbe riusciti a identificare e caratterizzare fenotipicamente qualche migliaio di presunti cloni dei principali vitigni in coltura e circa una cinquantina di varietà delle quali fino ad allora non si conosceva neppure l’esistenza”.

Ad oggi i risultati più importanti scaturiti dal Progetto sono rappresentati da 9 cloni omologati, da altri 13 presunti cloni delle diverse varietà in fase di omologazione e da sei varietà antiche iscritte al Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2018. Il lavoro continuerà con la valutazione nei prossimi anni del ricco materiale conservato nelle collezioni e dei vitigni antichi recuperati grazie al Progetto, con la ricerca del profilo genetico delle varietà minori per ricostruire i rapporti parentali tra i vitigni siciliani e quelli di altre regioni dell’Italia meridionale.
Vale la pena di sottolineare, attingendo alle parole di Attilio Scienza, che la biodiversità non ha solo un valore biologico, quale fase di un processo evolutivo naturale sebbene guidato dall’uomo, ma è anche una risorsa economica e sta pericolosamente riducendosi in tutte le viticolture europee, soprattutto mediterranee. E la soluzione per la difesa della biodiversità viticola non sono le collezioni ampelografiche, i “musei di genotipi a rischio di scomparsa”. Le varietà devono ritornare a essere le protagoniste dello sviluppo agricolo ed economico delle popolazioni locali per le profonde connessioni tra vitigno antico e cultura del luogo che lo ha selezionato e coltivato fino ad ora. In questo scenario lo studio dell’origine dei vitigni siciliani, la rivendicazione dei luoghi dove è stata fatta la loro domesticazione e la successiva acclimatazione, la valorizzazione attraverso i loro vini è una sorta di riappropriazione di questo materiale vegetale nel luogo di origine, vero o presunto che sia, e per gli abitanti che lo hanno almeno adottato. Il grande patrimonio genetico dei vitigni autoctoni siciliani, indagato e valorizzato  da questo Progetto, rappresenta oggi una importante e ricca riserva a cui attingere per diversificare le produzioni enologiche della Sicilia e del Mediterraneo.

il Progetto
“Valorizzazione dei Vitigni Autoctoni Siciliani”

Con lo scopo di indagare in modo approfondito il patrimonio viticolo siciliano, nella prima fase del Progetto nel 2003 sono stati classificazione i vitigni autoctoni siciliani in relazione alla loro diffusione. Sono stati individuati 7 vitigni diffusi sul territorio regionale (Catarratto, Frappato, Grecanico, Grillo, Inzolia, Nero d’Avola, Nerello mascalese), 12 vitigni “locali” (Albanello, Alicante, Carricante, Corinto, Damaschino, Malvasia di Lipari, Minnella bianca, Moscato bianco, Nerello cappuccio, Nocera, Perricone, Zibibbo) ed è stato avviato un censimento con relativa raccolta del materiale di vitigni non coltivati, a volte presenti con un solo ceppo. Sono stati così raccolti 53 vitigni antichi, a rischio di scomparsa, reliquie della viticoltura siciliana. Sui vitigni a diffusione regionale e locale è stata operata una selezione sanitaria eseguendo un capillare monitoraggio del territorio. I materiali raccolti sono stati sottoposti a identificazione varietale tramite caratterizzazione genetico-molecolare. Nel 2005 i vitigni sono stati impiantati nel Campo Sperimentale di Marsala presso l’azienda dell’Istituto femminile A. Genna di Spanò.
Negli anni ne sono state determinate le tutte caratteristiche produttive in campo e in cantina secondo protocolli standardizzati. Sono state effettuate analisi sugli aromi delle uve, sui polifenoli delle bucce, sui mosti e i vini, valutando tutte le implicazioni enologiche della composizione polifenolica e aromatica dei vitigni in collezione.

La Sicilia del vino e il Mediterraneo
Nino Caleca

Presentazione
Attilio Scienza

Per una storia dell’ampelografia e della viticoltura siciliana
Rosario Lentini

La selezione sanitaria dei vitigni siciliani
Marina Barba /Francesco Faggioli

Caratterizzazione genetico-molecolare della piattaforma ampelografica siciliana
Lucio Brancadoro / Gabriella De Lorenzis

Considerazioni sulla composizione polifenolica ed aromatica dei vitigni della collezione del Campo Sperimentale di Marsala. Implicazioni enologiche
Rocco di Stefano / Margherita Squadrito

Materiali e metodi
Giacomo Ansaldi / Maria Gabriella Barbagallo
Lucio Brancadoro / Rosario Di Lorenzo / Vito Falco / Giuseppe Fici
Francesco Gagliano / Gregorio Marino / Giuseppe Monteleone / Alberto Parrinello