CENTRO REGIONALE PER LA CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ AGRARIA

UNA STORIA LUNGA OLTRE 130 ANNI

documento

Il Vivaio Governativo di Viti Americane nasce nel 1885 come “Regio Vivaio di Viti Americane di Palermo” per fronteggiare l’emergenza della fillossera, temuto parassita che in breve tempo mise in ginocchio la viticoltura Europea. Nella seconda metà dell’800 la Phillossera vastratix giunge in Europa dal nord America provocando la distruzione della maggior parte dei vigneti europei e impone una vera e propria rivoluzione che segna la nascita della viticoltura moderna. In Sicilia la fillossera compare per la prima volta il 2 marzo 1880 a Riesi, in provincia di Caltanissetta, e viene identificata come causa del deperimento delle viti; ad aprile è già in provincia di Messina. Nei cinque anni successivi si diffonde nelle altre province siciliane, provocando una profonda crisi economica e sociale che abbraccia tutto il comparto viticolo siciliano.
Tempestiva è l’azione del Governo italiano nella lotta alla fillossera; sono numerosi i provvedimenti legislativi per il monitoraggio della nuova patologia attraverso il controllo delle importazioni ed esportazioni,

la divulgazione di metodi di lotta e la coltivazione di viti americane resistenti al parassita; su tutto il territorio nascono numerosi centri di ricerca fra questi c’è il Regio Vivaio di Viti Americane di Palermo.Dalla sua istituzione, all’inizio come sezione dell’allora Stazione Chimico-Agraria Sperimentale, poi come Ente autonomo, ha lo scopo di guidare e facilitare la ricostituzione dei vigneti in Sicilia, mettendo a disposizione dei viticoltori, prima gratuitamente, poi a prezzo di costo, il materiale, scelto e garantito, prodotto dai Vigneti di piante madri e Barbatellai Governativi. Sotto la direzione di Federico Paulsen, che ne rimane alla guida per oltre cinquant’anni, in un contesto di grande collaborazione tra i vari Enti e i Paesi a rischio per fronteggiare la calamità, il Regio Vivaio di Palermo si distingue e si afferma su tutti gli altri sin dai primi anni di attività. All’opera di Paulsen si deve la notorietà internazionale del Vivaio.

Federico Paulsen padre della viticoltura moderna in Sicilia

Gli studi di Federico Paulsen – che si può considerare il padre della moderna viticoltura dell’Isola – racchiudono gli elementi chiave della viticoltura siciliana e sono ancora oggi attuali e validi. Grande sostenitore dell’uso dei portinnesti per combattere il terribile parassita, è tra i primi in Italia ad iniziare gli incroci tra viti americane e tra le viti americane e quelle europee, per soddisfare la richiesta sempre crescente di materiale resistente alla fillossera e per arginare il problema della bassa adattabilità agli ambienti meridionali delle viti importate, soprattutto dalla Francia. Agli ibridi portinnesti da creati da Paulsen, denominati da un numero e seguiti dal suo nome (1103 P, 779 P, 775 P, 1045 P, 1447 P) e da Antonio Ruggeri (140 Ru, 225 Ru), direttore dei Regi Vigneti Sperimentali di Spatafora (Messina), detti per la loro origine territoriale “portinnesti siciliani”, si deve la ricostituzione dei vigneti colpiti dalla fillossera in Italia e la nascita della viticoltura del dopoguerra. I portinnesti del gruppo “Paulsen” e “Ruggeri”, ancora oggi vengono utilizzati per gli impianti non solo in Sicilia e in Italia, ma anche all’estero grazie alla loro grande adattabilità. Dopo la caduta della monarchia il Vivaio cambia denominazione in “Vivaio Governativo di Viti Americane” e nel 1951, in applicazione dell’ordinamento autonomo della Regione Siciliana diventa organo dell’Assessorato Agricoltura e Foreste.
Di questo periodo sono gli studi di A. Vivona e di B. Pastena, che hanno costituito nuovi ibridi di portinnesto e di uva da vino e da tavola.
Oltre a tali lavori, il Vivaio può pregiarsi di ulteriori ricerche, condotte da altri illustri successori, relative alle varie problematiche e alle emergenze che il settore vitivinicolo via via è stato chiamato ad affrontare.